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22/07/2014 → Approvato il nuovo codice etico dall’ANCE, l’Associazione degli imprenditori edili.

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Le regole varate dall’Associazione degli imprenditori edilibrIl codice etico dei costruttori: «Sospeso chi va a giudizio per reati gravi e corruzione»brStretta rispetto alle norme vigenti in Conftria I nodi Il potere di decidere assegnato ai probiviri. Nell’associazione non mancano i dissensi, ora la ratifica spetta all’assembleabrNell’assordante silenzio seguito al minaccioso anatema del capo degli triali Giorgio Squinzi contro i corruttori, ai quali ha promesso il cartellino rosso, si leva dal mondo della Conftria una voce sola. Quella della categoria più colpita dalle inchieste che a distanza di 22 anni da Mani pulite continuano a riproporre lo scenario di una Tangentopoli mai finita: i costruttori. brIl codice etico approvato ieri dall’esecutivo dell’Ance, l’associazione delle imprese edili presieduta da Paolo Buzzetti e aderente alla Conftria, ha richiesto settimane di LAVORO. Per non parlare dei contrasti interni con quanti, soprattutto in Lombardia, avrebbero preferito impostazioni più garantiste. Il risultato è un documento di sorprendente durezza. Sorprendente non soltanto al confronto delle genericità del codice precedente, pressoché identico a quello conftriale. Ma anche rispetto al vuoto pneumatico che da un mese e mezzo, tanto è passato dalla dichiarazione di Squinzi, continua a circondare l’annuncio della cacciata dalla Conftria di corrotti e corruttori. La durezza è, per esempio, quella dell’articolo 22, nel quale si consegna ai probiviri il potere di sospendere dall’associazione l’imprenditore anche soltanto rinviato a giudizio per determinati reati. Quali? L’elenco va dal peculato alla concussione, dalla malversazione alla corruzione alla turbativa d’asta, dalla truffa all’usura, dal riciclaggio all’associazione di tipo mafioso. brUn salto di qualità oggettivamente di rilievo, dopo gli ultimi eclatanti fatti di cronaca che hanno colpito imprenditori e politici coinvolti negli appalti dell’Expo 2015 e del Mose di Venezia. Su cui questo codice non mancherà di avere effetti.Per i reati gravi di cui sopra sarà sufficiente la condanna di primo grado per la decadenza automatica dall’Ance. Mentre per reati di altro genere questa sanzione scatterà dopo la sentenza di appello. Si tratta di inasprimenti pesanti rispetto alle regole oggi vigenti in Conftria. Per cui, a parte il capitolo dei reati di mafia dove l’azione dell’ex presidente dell’associazione siciliana Ivan Lo Bello ha fatto sì che fossero introdotte sanzioni rapide e pesanti, la decadenza è prevista dopo il terzo grado di giudizio. Ma c’è di più. Gli iscritti hanno l’obbligo di comunicare ai Probiviri le condanne penali subite per qualunque reato e i provvedimenti di rinvio a giudizio anche per i reati di natura ambientale e di LAVORO, come per esempio l’assenza di misure di sicurezza nei cantieri. E le norme del codice non valgono soltanto per l’imprenditore, ma anche per i dipendenti e per la stessa impresa. Capita infatti che il dirigente condannato venga prontamente sostituito, mettendo in tal modo l’azienda al riparo da eventuali sanzioni associative. Ora questo non sarà più consentito. I Probiviri potranno infatti decidere anche la sospensione e la decadenza della stessa impresa per gravi motivi. Come poi è già stato previsto dal codice conftriale per i casi di mafia, viene stabilito l’obbligo per gli associati di denunciare alla magistratura o alla polizia i tentativi di concussione: in caso contrario scatta la sospensione dall’Ance. Non è difficile immaginare il rumore che provocherà questa iniziativa. Innanzitutto nella stessa associazione dei costruttori, nella quale non mancano i dissensi. E dove, anche a sorvolare su episodi ancora caldi, come quello del costruttore Enrico Maltauro che si è già autosospeso, l’applicazione letterale del codice potrebbe interessare importanti posizioni. Un caso per tutti: lo stesso Mario Lupo, presidente dell’Agi, la costola dell’Ance che riunisce le grandi imprese, è invischiato in un procedimento relativo ai lontani anni in cui era amministratore delegato dell’Ilva, con relativa condanna in primo grado. Va detto che anche Lupo nell’esecutivo di ieri ha approvato il codice. Ma che nell’Ance questo sia un tema assai sensibile è del tutto evidente. Per questo il passaggio dell’assemblea che dovrà ratificare la decisione si annuncia cruciale. Almeno quanto le ripercussioni ai piani alti della Conftria.Perché passare dalle parole ai fatti, in una organizzazione a cui aderiscono nomi importanti finiti talvolta sui tavoli dei magistrati, non dev’essere semplice. E la clamorosa uscita di Squinzi continua a restare senza conseguenze concrete. L’8 giugno sul Fatto Quotidiano Giorgio Meletti ha ricordato qualche caso. Come il patteggiamento di Antonio Marcegaglia, fratello dell’ex presidente conftriale Emma, a 11 mesi per corruzione. O la condanna per una vecchia inchiesta di Mani pulite subita dall’attuale vicedirettore generale di viale dell’Astronomia Daniel Kraus. Oppure i guai giudiziari che si sono abbattuti sulla famiglia Riva per l’Ilva di Taranto. O ancora la condanna definitiva a quattro anni per frode fiscale che ha colpito l’imprenditore Silvio Berlusconi... © RIPRODUZIONE RISERVATAbrRizzo SergiobrPagina 19br(18 luglio 2014) - Corriere della Sera brbr